King Lear/New
Shakespeare
presentano
Il
richiamo al mondo ellenico, ai grandi miti di una delle culle della civiltà,
è sempre presente nelle opere di Fabrizio Corselli, classe 1973, palermitano
e in questo forse discendente da uno dei greci che all’epoca degli splendori
di Sparta, di Atene e di Tebe approdò sulle coste della Trinacria.
In lui
è forte questo senso delle origini, questo fascino di un passato di cui
abbiamo avuto una piccola, se pur valida, idea negli studi scolastici,
quando ci si perdeva negli epici scontri di Achille sotto le porte di Troia
o si vagheggiava del canto delle sirene che tentavano di ammaliare Ulisse.
Dai suoi versi riemerge questo mondo lontano in uno con i nostri ricordi,
fondendosi in una suggestiva sequenza di visioni che recuperano alla nostra
mente il concetto di un fantastico reale, di un qualche cosa rimasto dentro
di noi e perciò concreto.
L’ultimo volo di Icaro e il Ciclo dei Vinti
costituiscono tuttavia una novità letteraria che, pur in un’immaginaria
evoluzione della tradizione greca, hanno il pregio della contemporaneità, e
non tanto perché scritti ora, ma in quanto i personaggi, se pur mitologici,
sono l’immagine di vicende umane, immutate nel tempo, ripetitive nei secoli
e proprio per questo sempre attuali.
Fabrizio Corselli, al pari del
grande Omero, è il cantore di quest’epoca e lo fa richiamandosi al
significato metaforico di vicende relative a personaggi, propri, tipici
della cultura ellenica.
La padronanza dello stile stupisce ogni volta di
più, tanto che si potrebbe essere indotti a credere che si tratti di
traduzioni di qualche lirica di Pindaro, o di Archiloco, o di Alcmane, tanto
l’autore riassume le caratteristiche di questi grandi del passato.
Al di
sopra di ogni cosa, però, emerge la sensibilità poetica, la capacità di
commuoversi e di trasmettere l’emozione al lettore, come nella “Morte di una
ninfa” (Testo XI), oppure come nel “Silenzio di Laocoonte” (Testo I), prese
solo come esempi semplificativi, perché le altre liriche presenti non
sfuggono alla logica della continuità poetica del testo e sanno offrire
eguali sensazioni.
Non nascondo che, se in genere i testi poetici
presentano una certa difficoltà di approccio, le opere di Fabrizio Corselli,
e questa soprattutto, sono da leggere, da rileggere, da meditare, da
approfondire, insomma non sono un prodotto di immediato consumo, ma la
qualità , nell’arte, si apprezza solo per gradi, per lenta assimilazione,
come il buon cognac che deve essere centellinato per gustarne il vero
sapore.
Il consiglio, pertanto, che rivolgo a chi si appresta a scorrere
queste pagine è di lasciarsi trasportare da esse, ritornando sulle stesse,
assaporando il piacere di una cultura letteraria non frequente, ma di rara
eccelsa qualità.
In fin dei conti, se si ripensa ai nostri studi
scolastici, ci ricorderemo come non erano facili le letture dell’Iliade o
dell’Odissea, come più volte si tornava sui propri passi, cercando di
comprendere il significato di quei versi, la loro bellezza, la loro
profondità, ed è per questo che ora rammentiamo quei testi, proprio perché
li abbiamo fatti nostri.
Il ciclo dei vinti

download
Il
ciclo dei vinti
Se non hai
Acrobat
Reader

scaricalo
cliccando
sul logo Adobe
Torna a New Shakespeare
Torna a King Lear Officina Avanguardie